Intelligenza artificiale
Copyright e AI, il caso Ghibli e il vuoto normativo che minaccia l’arte
Il caso dell’app che genera immagini in stile Ghibli rilancia il dibattito su AI e diritto d’autore. In un quadro normativo obsoleto, si rischia la paralisi dei Tribunali. Serve una nuova regolamentazione per proteggere davvero la creatività

L’intelligenza artificiale generativa sta ridefinendo i confini della creatività. Se da un lato offre opportunità straordinarie, dall’altro solleva interrogativi complessi sul diritto d’autore. L’ultimo caso emblematico è l’app che genera immagini in stile Studio Ghibli, celebre casa di animazione fondata da Hayao Miyazaki, che ha riacceso il dibattito sull’etica dell’AI e sulla protezione delle opere artistiche.
Il “caso Ghibli”, arte o plagio automatizzato?
L’applicazione incriminata riproduce in modo palese lo stile visivo delle opere Ghibli, suscitando forti reazioni nel mondo giuridico e culturale. Lo stesso Sam Altman, CEO di OpenAI, ha ammesso l’esistenza del problema, assicurando correttivi tempestivi: “Stiamo rifiutando alcune creazioni che non potrebbero essere consentite”. Ma il nodo resta: quando l’AI copia, chi ne paga le conseguenze?
Diritto d’autore e AI: un sistema da aggiornare
In base all’attuale normativa italiana e internazionale, le opere create interamente dall’intelligenza artificiale non godono della protezione del diritto d’autore. Tuttavia, la legge non è chiara nei casi in cui l’AI sia solo uno strumento, e il contributo umano sia ancora centrale.
Come spiega l’avvocata Margherita Cera, esperta in proprietà intellettuale presso Rödl & Partner, “la legge sul diritto d’autore tutela le opere dell’ingegno umano, ma se l’AI è impiegata come supporto creativo, allora può esserci margine di protezione”.
Il rischio paralisi per i tribunali
Secondo la Corte di Cassazione, sarà necessario valutare caso per caso per accertare l’apporto umano e quindi la possibile tutelabilità. Un approccio che, in assenza di linee guida chiare, rischia di sovraccaricare i tribunali di controversie, rallentando la giustizia e generando incertezza per autori, sviluppatori e utenti.
Boom dell’AI e creatività sotto assedio
Il fenomeno è tutt’altro che marginale. Secondo l’Osservatorio Artificial Intelligence del Politecnico di Milano, il mercato AI ha toccato quota 1,2 miliardi di euro nel 2024 (+58%). Un’indagine Ipsos-Google mostra che il 43% degli italiani ha utilizzato AI generativa nell’ultimo anno, e il 91% degli operatori pubblicitari digitali già ne fa uso o la sta sperimentando (fonte IAB Europe).
Innovazione sì, ma con regole
Il progresso tecnologico non può essere arrestato, ma va accompagnato da un aggiornamento normativo all’altezza della sua velocità. In gioco non c’è solo la tutela degli artisti, ma la credibilità stessa di un sistema culturale e legale che rischia di essere aggirato da codici e algoritmi. Serve un nuovo diritto d’autore 4.0, capace di distinguere tra ispirazione e imitazione, creatività e copia, macchina e uomo.
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