Seguici su

Fintech

L’«inerzia» finanziaria rallenta la crescita delle PMI e dei liberi professionisti

Una recente indagine qualitativa dell’Istituto di ricerca RFR International per la fintech Tot ha evidenziato come nonostante l’utilizzo dell’home banking e la sicurezza delle operazioni online, il panel indagato mostra una generale resistenza verso una proposta di piattaforma solo digitale, privilegiando operatori bancari tradizionali e mantenendo vecchie abitudini

Avatar

Pubblicato

il

Bruno Reggiani, COO e cofounder TOT

Una gestione finanziaria ancora un po’ troppo “old style”, legata a vecchie abitudini, appesantisce l’amministrazione, col rischio di rallentare crescita e competitività. Questa la fotografia che emerge dall’indagine qualitativa condotta su un panel selezionato per caratteristiche dall’Istituto di ricerca RFR International per la fintech Tot, piattaforma di finance management per semplificare la gestione amministrativa e finanziaria, al fine di analizzare le aspettative di piccole imprese e liberi professionisti in merito al proprio conto aziendale e capire il loro rapporto con il digitale.

L’indagine fotografa innanzitutto una diversità di atteggiamenti nei confronti del conto, che vede da un lato i liberi professionisti averne spesso uno solo ma con le stesse caratteristiche di quello personale (stessa banca, tipologia e persona di riferimento), e dall’altro le piccole imprese che ne hanno più di uno, associato a specifiche funzioni e scelto in base a caratteristiche solitamente di natura economica (interessi migliori, costi ridotti, funzioni ad hoc…). Al contempo, l’indagine evidenzia anche che ad  accomunare i due mondi è una generale propensione a mantenere vecchie abitudini per cui si privilegia una proposta in qualche modo riconducibile a operatori bancari tradizionali, lasciandosi guidare dall’inerzia senza mettere in discussione scelte operate anche molto tempo prima finché non intervengono esigenze nuove e pressanti (il bisogno di un mutuo/una surroga; l’esigenza di un leasing; l’urgenza di anticipi/crediti, così come il crescere significativo dei costi del conto), che li spingono a informarsi.

L’inerzia

In assenza di stimoli esterni – sia per i disagi collegabili a un cambiamento (es. spostamento delle domiciliazioni e comunicazione a fornitori/clienti, ricompilazione elenco beneficiari o creditori…), sia per la superficiale percezione che non ci siano forti differenze tra le diverse proposte – professionisti e PMI continuano nel solco tracciato senza informarsi su cosa offre il mercato e non hanno così contezza dei costi dei conti aziendali e delle nuove proposte innovative.

La contraddizione

In generale, a dispetto della loro pratica quotidiana che vede come strumento esclusivo di operatività l’home banking e di giudizi più che positivi circa la possibilità di operare in piena autonomia e sicurezza online senza perdere tempo recandosi in filiale, il panel indagato mostra un atteggiamento quasi univoco di resistenza verso una proposta di piattaforma solo digitale, senza filiali sul territorio. Quando si approfondiscono le motivazioni di questa apparente diffidenza non emergono però motivazioni concrete e razionali, ma si fa strada un sentimento irrazionale per il timore di perdere figure di riferimento “umane” a cui di fatto raramente gli intervistati fanno riferimento ma la cui sola esistenza dà sicurezza. Per contro, a completare il sentiment contraddittorio, anche la netta centralità che viene attribuita al servizio di customer care, che se gestito da persone reali e non da meri risponditori automatici, rappresenta già – anche in assenza di una filiale fisica – il valore dell’assistenza, consulenza e cura per il cliente.

Bisogni e richieste: la risposta del fully digital

Analizzando esigenze e aspettative rispetto al proprio conto, emerge per entrambi i cluster di professionisti e PMI come soluzioni di banking digitale rappresentino, per le loro caratteristiche intrinseche, la vera e pronta risposta a quello che imprenditori e liberi professionisti auspicano. Le richieste comuni sono infatti personalizzazione ed evoluzione dell’offerta, assistenza continua e rapidità di risoluzione dei problemi, ascolto dei bisogni, e sollecitazione rispetto a novità di prodotto. Chiedono poi procedure semplici e immediate sia per quanto riguarda l’accesso al conto che nella risoluzione di problemi, il tutto nella totale sicurezza. In generale, il panel ambisce a un rapporto con un partner e non con un semplice fornitore e l’economicità del conto rimane un elemento centrale (che si scontra però con una generale “ignoranza” circa i costi reali).

Il gap generazionale

Inerzia e contraddizione tendono ad attenuarsi e/o sparire nei soggetti più giovani, tecnologicamente più aggiornati e naturalmente propensi e curiosi verso nuove proposte più efficienti.

TOT: i risultati

L’evidenza di una proposta fully digital come risposta più efficace ai bisogni e richieste dei cluster indagati è confermata anche dai risultati di Tot che mostrano come coloro che approcciano il digitale ne traggono realmente valore aggiunto, intensificandone progressivamente l’utilizzo. Operativa sul mercato da marzo 2022, con l’obiettivo di semplificare la gestione amministrativa e finanziaria di liberi professionisti e microimprese fino a 9 dipendenti, creando efficienza attraverso un percorso totalmente digitale, in pochi mesi Tot ha conquistato più di 1.200 clienti attivi che hanno effettuato complessivamente 80.000 operazioni, con una media di 600.000€ di transato con carta al mese. La loro operatività aumenta con tassi di crescita dell’operatività mese su mese di oltre il 25%  con punte di oltre il 40% per le carte di Pagamento e  con crescite superiori alla media di mercato sia per importo che per numero di operazioni pro capite.

Bruno Reggiani, COO e co-founder di Tot, commenta: “La risposta ai bisogni di efficienza e semplificazione per la gestione finanziaria e amministrativa di professionisti e piccole imprese esiste e si trova nel digitale. Per garantire maggiore competitività a queste attività, che rappresentano l’ossatura economica del Paese, è però necessario un cambiamento culturale. I giovani lo hanno già fatto e questo li ha resi pronti a cogliere il valore aggiunto di nuovi servizi; le caratteristiche demografiche del nostro Paese impongono che questo passaggio venga fatto velocemente anche da una fascia più matura. Soluzioni in grado di dare valore aggiunto ci sono, lo vediamo nei nostri risultati e in generale nel fenomeno fintech che ha dimostrato di rispondere concretamente a diverse sfide, alzando il livello dei servizi finanziari. È corretto essere attenti alla solidità della realtà a cui si affida il proprio business, ma basta informarsi per capire come oggi sul mercato siano presenti attori digitali monitorati e vigilati che garantiscono le stesse tutele del sistema bancario tradizionale. La domanda da porsi quindi non è quale tipologia di soluzione garantisca maggior sicurezza, ma quale restituisca maggiore efficienza. Questo il contesto in cui si propone Tot: semplificare per garantire maggiore competitività”.

Clicca per commentare

Tu cosa ne pensi?

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *