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AI e nuove competenze professionali: cosa stanno cercando le aziende

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Lavorare con l'AI
Lavorare con l'AI (© Depositphotos)

L’intelligenza artificiale non è più uno strumento riservato a programmatori, ricercatori o grandi aziende tecnologiche. Negli ultimi anni è entrata progressivamente nelle attività quotidiane di professionisti, imprese e organizzazioni, modificando il modo in cui vengono gestiti contenuti, dati, processi e attività operative.

La vera trasformazione, però, non riguarda soltanto la diffusione di nuovi software. Riguarda soprattutto le competenze necessarie per utilizzarli in modo consapevole e produttivo.

Saper aprire un chatbot e formulare una domanda non significa ancora possedere una competenza professionale nell’intelligenza artificiale. La differenza nasce dalla capacità di scegliere lo strumento corretto, strutturare le istruzioni, verificare i risultati, integrare l’AI nel proprio flusso di lavoro e comprendere quando sia opportuno automatizzare un’attività.

L’intelligenza artificiale sta entrando in professioni molto diverse

Uno degli aspetti più interessanti dell’attuale evoluzione tecnologica è la trasversalità dell’AI.

Un responsabile marketing può utilizzarla per analizzare informazioni, sviluppare idee per una campagna o velocizzare alcune attività operative. Un grafico può integrare strumenti generativi nel processo creativo. Un programmatore può utilizzare modelli di intelligenza artificiale durante lo sviluppo di applicazioni e automazioni.

Anche chi lavora nella progettazione, nella comunicazione, nel commercio o nell’organizzazione aziendale può trovare applicazioni concrete.

Per questo motivo parlare genericamente di “imparare l’intelligenza artificiale” rischia di essere riduttivo. Le competenze necessarie cambiano in funzione dell’obiettivo professionale.

Chi lavora nel marketing avrà esigenze diverse da uno sviluppatore. Chi utilizza l’AI per produrre immagini seguirà un percorso differente rispetto a chi vuole automatizzare processi aziendali.

Dall’utilizzo degli strumenti alla comprensione dei processi

La prima fase di diffusione dell’intelligenza artificiale generativa è stata caratterizzata soprattutto dalla scoperta degli strumenti.

Molte persone hanno iniziato utilizzando assistenti come ChatGPT per scrivere testi, riassumere documenti, generare idee o ricercare informazioni.

Oggi il livello di utilizzo sta progressivamente diventando più avanzato.

Non si tratta più soltanto di chiedere a un sistema di generare un testo, ma di costruire procedure nelle quali l’intelligenza artificiale svolge una parte precisa del lavoro.

Un processo può, per esempio, prevedere la raccolta di informazioni, la loro classificazione, l’elaborazione da parte di un modello AI e il successivo trasferimento dei risultati verso un altro software.

È in questa fase che diventano importanti concetti come automazione, agenti AI, integrazione tra applicazioni e progettazione dei flussi di lavoro.

Il prompt rimane importante, ma non basta

Il prompt rappresenta il modo attraverso il quale comunichiamo con molti strumenti di intelligenza artificiale.

Saper formulare richieste precise permette certamente di ottenere risultati migliori. Una buona istruzione può specificare obiettivo, contesto, formato della risposta, vincoli e criteri da rispettare.

La competenza, però, non termina con il prompt.

Bisogna anche imparare a valutare ciò che il sistema produce.

I modelli di intelligenza artificiale possono fornire informazioni incomplete, interpretare male una richiesta oppure generare contenuti che richiedono una verifica.

Per questo l’utilizzatore deve mantenere il controllo del processo e considerare l’AI come uno strumento di supporto, non come una fonte automaticamente corretta.

Automazione e agenti AI: il passaggio successivo

Una delle aree che sta attirando maggiore attenzione riguarda l’automazione.

Molte attività professionali sono composte da operazioni ripetitive: leggere informazioni, organizzarle, trasferirle da un sistema all’altro, preparare documenti o produrre risposte sulla base di determinate condizioni.

L’intelligenza artificiale può essere inserita in questi flussi per gestire alcune fasi.

Il passaggio successivo riguarda gli agenti AI, sistemi progettati per eseguire sequenze di attività seguendo obiettivi e istruzioni definite.

Per comprenderne realmente le possibilità è necessario andare oltre l’utilizzo occasionale dei chatbot e acquisire una visione più strutturata dei processi.

AI generativa per immagini, video e design

L’intelligenza artificiale sta modificando anche i settori creativi.

La generazione di immagini permette di trasformare descrizioni testuali in contenuti visivi e di sperimentare rapidamente stili, composizioni e concept.

Strumenti analoghi stanno interessando il video, l’illustrazione, il rendering e il design del prodotto.

Anche in questi casi il valore professionale non dipende soltanto dalla capacità di premere un pulsante e generare un’immagine.

Occorre conoscere il linguaggio visivo, saper descrivere con precisione il risultato desiderato e integrare l’output dell’AI all’interno di un processo di progettazione più ampio.

Le competenze tradizionali non scompaiono. Al contrario, spesso diventano necessarie per utilizzare meglio i nuovi strumenti.

Programmazione e sviluppo software

Un altro ambito particolarmente importante è quello dello sviluppo.

L’intelligenza artificiale può aiutare un programmatore a scrivere codice, trovare errori, documentare funzioni o sviluppare più velocemente alcune parti di un progetto.

Allo stesso tempo stanno nascendo applicazioni nelle quali l’AI non è semplicemente uno strumento utilizzato dallo sviluppatore, ma una componente del software stesso.

In questi casi entrano in gioco competenze di programmazione, utilizzo delle API, gestione dei dati, automazione e integrazione dei modelli.

La formazione può quindi assumere livelli molto differenti: dall’utilizzo operativo degli strumenti AI fino allo sviluppo di applicazioni basate sull’intelligenza artificiale.

Come scegliere un percorso di formazione sull’intelligenza artificiale

La prima domanda da porsi non dovrebbe essere “qual è il miglior corso di AI?”, ma “che cosa voglio imparare a fare con l’intelligenza artificiale?”.

Una persona che vuole applicarla al marketing avrà bisogno di competenze differenti rispetto a chi vuole diventare sviluppatore AI.

Allo stesso modo, chi desidera automatizzare processi aziendali potrebbe concentrarsi su integrazioni, workflow e agenti intelligenti.

Per orientarsi può essere utile valutare alcuni elementi:

  • il livello di partenza richiesto;
  • gli strumenti utilizzati durante il percorso;
  • le applicazioni pratiche affrontate;
  • la presenza di esercitazioni;
  • la possibilità di lavorare su casi concreti;
  • la coerenza del programma con il proprio obiettivo professionale.

Proprio perché l’intelligenza artificiale comprende oggi ambiti molto differenti, realtà formative come MAC Formazione hanno sviluppato diversi corsi di intelligenza artificiale dedicati a programmazione, AI generativa, marketing, automazioni, immagini, video, design e applicazioni professionali.

L’obiettivo non è quindi seguire un unico percorso valido per tutti, ma individuare quello più coerente con le competenze che si vogliono acquisire.

Formarsi significa imparare a utilizzare l’AI nel proprio lavoro

Il punto centrale della trasformazione in corso è probabilmente questo: l’intelligenza artificiale sta diventando una competenza trasversale, ma il suo valore dipende dal contesto in cui viene applicata.

Per un professionista non è necessario conoscere ogni strumento disponibile. È molto più importante comprendere quali tecnologie possono migliorare realmente il proprio lavoro.

La formazione dovrebbe quindi concentrarsi sulla capacità di utilizzare l’AI per risolvere problemi concreti, ridurre attività ripetitive, migliorare i processi e sviluppare nuove competenze.

Gli strumenti continueranno inevitabilmente a cambiare. Imparare soltanto il funzionamento di una piattaforma rischia quindi di avere un valore limitato nel tempo.

Comprendere invece logiche, metodi e possibilità di applicazione permette di adattarsi più facilmente alle tecnologie che arriveranno.

Ed è probabilmente questa la competenza più importante nella fase attuale: non semplicemente utilizzare l’intelligenza artificiale, ma imparare a integrarla in modo efficace nel proprio lavoro.

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