Spazio
Swift, rientro previsto il 4 novembre: cosa dicono le stime
NASA prevede il rientro di Swift il 4 novembre, ma l’orario resta incerto: la stima della Space Force ha un margine di 11 ore. Aerospace indica una finestra di 12 ore.
Il telescopio spaziale Swift della NASA dovrebbe rientrare nell’atmosfera terrestre mercoledì 4 novembre 2026. L’ora e la posizione restano incerte: nell’aggiornamento del 2 novembre, la NASA riporta la previsione della U.S. Space Force, circa alle 03:30 ora della costa orientale statunitense, con un margine di 11 ore. La stima pubblicata da The Aerospace Corporation indica invece le 09:11 UTC, con un’incertezza di 12 ore. I due orari centrali distano 41 minuti, ma le finestre sono ampie: sono previsioni aggiornabili, non la conferma che il rientro sia già avvenuto. La NASA riferisce che continuerà a monitorarlo insieme alla Space Force; la pagina di Aerospace mostra la propria stima e la traccia orbitale prevista.
Perché il rientro non si può prevedere al minuto
Swift non sta eseguendo una manovra di rientro controllato: la resistenza degli strati superiori dell’atmosfera ne rallenta il moto e abbassa progressivamente l’orbita. L’intensità di questa resistenza dipende dalla densità dell’atmosfera, che può cambiare con l’attività solare e con le condizioni geomagnetiche. Il servizio meteorologico spaziale statunitense spiega come l’attività solare possa aumentare la densità atmosferica e il drag sui satelliti.
Le previsioni dipendono anche dai dati di tracciamento e dai modelli usati per calcolare l’orbita. Per questo le stime possono cambiare quando arrivano nuove osservazioni o si aggiornano le condizioni considerate. La differenza fra i due orari centrali pubblicati non indica due rientri distinti: entrambe le agenzie stimano lo stesso evento, con finestre temporali che si sovrappongono ampiamente.
La fascia geografica indica dove può passare, non dove cadrà
Secondo la NASA, Swift pesa circa 3.200 libbre, pari a circa 1.450 chilogrammi. Gran parte del veicolo dovrebbe bruciare durante il passaggio nell’atmosfera, ma alcuni componenti potrebbero sopravvivere. Per la bassa inclinazione dell’orbita, la NASA colloca gli eventuali frammenti nella fascia compresa fra 20,6 gradi di latitudine sud e 20,6 gradi nord.
Questa fascia non identifica un punto d’impatto. La posizione dipenderà dal momento effettivo del rientro e dalla traiettoria: la mappa di Aerospace mostra le tracce possibili, non un luogo in cui è già previsto che cada un frammento. La NASA stima in circa 1 su 2.100 il rischio che il rientro provochi danni a una persona sulla Terra. Si tratta di una valutazione probabilistica, non della previsione che un componente colpirà una località specifica.
La fine della missione e il tentativo di salvarla
Swift fu lanciato il 20 novembre 2004 per studiare soprattutto i lampi gamma, brevi e potenti esplosioni cosmiche. Progettato inizialmente per una missione primaria di due anni, ha raccolto osservazioni per oltre due decenni, studiando anche supernove, galassie attive, stelle soggette a brillamenti di raggi X, comete e asteroidi. La ricostruzione della NASA sulla fine delle operazioni descrive il contributo scientifico dell’osservatorio e la conclusione della sua attività.
Prima del rientro, NASA aveva provato a prolungarne la vita in orbita con una missione commerciale: il veicolo LINK di Katalyst Space avrebbe dovuto agganciare Swift e innalzarne l’orbita. Un problema di controllo dell’assetto ha impedito il tentativo di cattura e sollevamento; il piano è stato ridimensionato e la missione non ha riportato Swift a un’orbita più alta. La pagina NASA sulla missione di innalzamento orbitale riassume l’obiettivo e l’esito del progetto.
Il 20 ottobre Swift ha raggiunto un’altitudine di circa 275 chilometri e non è più riuscito a compensare gli effetti del drag: è entrato in modalità sicura e le operazioni scientifiche sono terminate. La missione di recupero non ha quindi evitato il rientro. Il prossimo passaggio è seguire gli aggiornamenti delle previsioni nelle ore precedenti l’evento; solo dopo sarà possibile stabilire quando e lungo quale traiettoria è avvenuto il rientro e se eventuali componenti hanno raggiunto il suolo.
